| "Attraverso la soglia della morte giace un regno che è al di là della nostra comprensione conscia, una comunità quadridimensionale
dello spirito in cui l'entità umana, libera dai vincoli del corpo, procede verso la quintessenza dell'essere.
Gli antichi tibetani si riferivano a questa condizione profondamente misteriosa come al Bardo, il piano di coscienza intermedio tra le vite."
La parola Bardo significa letteralmente: Bar: "in mezzo", Do: "isola".
Nell'ottavo secolo gli scribi tibetani riunificarono, in una guida, le esperienze maturate di generazioni del viaggiare fuori dal corpo, delineando il territorio sovrannaturale che lo spirito avrebbe dovuto percorrere dopo la morte del corpo. Questo libro, comune agli occidentali come "Il libro dei morti", veniva recitato nelle orecchie dei morenti e dei defunti, con la speranza che l'anima venisse guidata attraverso il "pericoloso tranello" del bardo e allontanarla dalla necessità della rinascita. Secondo questo libro l'esperienza di attesa della morte si estende per 49 giorni simbolici, dal felice avvolgimento nella "Chiara Luce" alla più terrificanti, cruenti allucinazioni. Se il viaggiatore bardo riesce ad accettare la bellezza e la verità della Chiara Luce o se riesce a non rimanere scosso ed intimidito dalle visioni malvagie e terrificanti, che altro non sono che alcune forme di pensiero del Karma personale, allora potrà unirsi all'essenza divina e sfuggire agli stagni della Samsara. Ma la maggior parte delle anime umane non riesce a superare questo momento, passando dalla intensa ed avvolgente luce ad un piano sempre più "cupo" confrontandosi così con i diavoli personali che lo riconducono alla vita terrestre. Consideriamo una cosa importante, per i tibetani ed in generale per questo genere di "filosofie", l'aspirazione è quella di rimanere in un piano etereo, il fatto di dover tornare sulla Terra è avere la consapevolezza che il viaggio attraverso la conoscienza non è completato. Non tutti descrivono in questo modo, forse troppo oppressivo, la rinascita. Ma torniamo alla condizione Bardo, in cui il Sè viene a contatto con il Sè in incontri di continua degenerazione sono: Chikhai Bardo: La serenità suprema della condizione di vita intermedia si raggiunge proprio all'inizio.La morte conduce alla Chiara Luce che è semplicemente, anche se sorprendentemente, "lo splendore della tua vera natura". Il libro descrive la Luce come un "miraggio che si muove su un paesaggio primaverile con un continuo flusso di vibrazioni". Sembra che ogni cosa sia luminosa, felice e illimitata. Per citare ancora una volta il libro: "Tutte le cose sono come un cielo vuoto e privo di nubi, e l'intelletto nudo e privo di macchia è come un sotto un vuoto trasparente senza circonferenza o centro". La Luce, gradita come deve essere questo stato di trascendenza, di solito schiaccia l'ego umano dubbioso e guidata dalla colpa. E il principio di coscienza scende verso il... Chonyid Bardo: Qui la coscienza vivente del defunto vede il suo corpo abbandonato e, ascoltando il lutto
degli amici e parenti, cerca invano di contattarli.L'entità disincarnata fa esperienza di suoni, luci e raggi che meravigliano, impauriscono, affaticano l'anima che illanguidisce, sorpresa dalle sue trasformazioni fisiche. Poi arrivano le visite di divinità parifiche e irate, sogni dopo la morte portati dai riflessi del Karma delle azioni commesse nel mondo fisico. In un certo senso nulla è cambiato. Il libro recita: "Mentre gli uomini pensano, così loro sono, sia qui che dopo, i pensieri sono cose, i genitori di tutte le azioni buone e cattive insieme; e, come è stata la semina, così sarà il raccolto". Il che significa che se la vita precedente è stata amabile e onesta, le allucinazioni saranno analogamente paradisiache; se invece è stata malvagia e disonesta, si leveranno visioni conseguentemente orribili. La maggior parte delle vite della gente sono un'amalgama di buono e cattivo, da qui la descrizione nel libro di due tipi di proiezione. Le divinità irate sono davvero spregevoli; avanzano staccando teste da corpi morti, bevendone il sangue e minacciando ogni genere di punizione. E così arrivano al... Sidpa Bardo: Con sua grande sorpresa l'entità si trova che può "istantaneamente arrivare in qualunque posto"
viaggiando attraverso diverse rocce, colline o case.Ma l'anima viene avvertita di non desiderare queste varie forze dell'illusione" nè di rittrattarsi per la perdita del corpo che, in ogni caso, diventa sempre più debole, mentre ci si lascia alle spalle l'ultima vita e ci si approssima alla successiva. L'inseguimento di suoni e allucinazioni conduce al confronto con il Signore della Morte, ancora un'altra proiezione psicologica, che consulta il suo Specchio del Karma "in cui si riflette vividamente ogni azione buona e cattiva". Con una terminologia più contemporanea, questo è il momento in cui l'individuo rivede e giudica i pensieri e le azioni della vita passata. Alla fine, mentre si avvicina il tempo per la rinascita, si ha la visione di un uomo e donna uniti carnalmente: i genitori delle entità nella vita che sta per arrivare. Se sta per nascere maschio, l'anima prova una forte gelosia nei confronti del padre e un acuto desiderio per la madre [bhè possiamo dire che alla fine Freud un pò ci aveva visto lungo]; il contrario se si tratta di una femmina. Questo, subito dopo, spinge l'entità sul sentiero che conduce all'utero per fare esperienza della "felicità autoesistente nel mezzo dell'incontro dello sperma con l'ovulo". La coscienza è ricoperta dall'oblio mentre l'embrione cresce e cresce, fino a emergere dall'utero come un essere umano rinato".
["Reincarnazione" di Joe Fisher]
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